La Scuola Vantini, fondata nel 1839 dall’architetto Rodolfo Vantini, è oggi l’unico punto di riferimento per la formazione nella lavorazione del marmo, mantenendo viva una tradizione ultramillenaria. Vantini, pioniere della formazione professionale, istituì la Scuola di Disegno Industriale a Rezzato per elevare la maestria degli scalpellini locali, sostenendola con risorse personali e disposizioni testamentarie.
Grazie all’integrazione tra teoria e pratica, la scuola ha formato generazioni di artigiani e imprenditori, contribuendo alla crescita del settore lapideo.
Oggi siamo un centro accreditato presso la Regione Lombardia sia per le attività formative – sezione A (iscrizione albo n° 0147 dell’01/08/2008) che per i servizi al lavoro (iscrizione albo n° 0098 dell’01/08/2008); l’offerta formativa si è ampliata e diversificata ma manteniamo viva la nostra tradizione che ci rende l’unico CFP sul territorio regionale ad essere un punto di riferimento formativo per la lavorazione del marmo
Punto di riferimento per il settore, la Scuola Vantini vanta collaborazioni consolidate con artisti, artigiani e aziende del territorio, un avanzato parco tecnologico e un dialogo costante con consorzi e istituzioni, rendendola un polo unico per la formazione nel settore marmoreo.
La Scuola Vantini, istituita nel dicembre del 1839, fu fortemente voluta dall’architetto neoclassico Rodolfo Vantini (1792-1856), bresciano di grande tempra intellettuale e morale, architetto dai molteplici interessi, riabilitato solo di recente di concerto con tutta la produzione architettonica, scultorea, di arredo e di oggettistica dell’età neoclassica.
Tra le tante sue realizzazioni ne creò una, forse poco apprezzata ai suoi tempi, ma che a noi oggi appare piuttosto straordinaria: Rodolfo Vantini fu un precursore della formazione professionale. Dopo aver ospitato in casa propria gruppi di giovani per avviarli allo studio del disegno, istituì in Rezzato la “ SCUOLA DI DISEGNO INDUSTRIALE” con l’obbiettivo di creare artisti ed artigiani del marmo in grado di raggiungere la raffinatezza e la perfezione degli ebanisti e dei cesellatori. L’intenzione era quella di affiancare alle già note abilità artigianali degli scalpellini – molto ambiti dagli architetti neoclassici per la realizzazione di progetti pubblici, privati e religiosi – competenze di disegno industriale che permettessero loro di rendersi autonomi nell’intero processo lavorativo.
Il palazzo destinato ad ospitare la Scuola di Disegno Industriale fu costruito a spese del Vantini nella zona adiacente la Chiesa Parrocchiale “San Giovanni Battista” di Rezzato e la scuola fu da lui dotata e mantenuta. Significative a questo proposito furono le disposizioni testamentarie in cui si stabilì che venisse assegnata la somma di diecimila lire austriache al Comune di Brescia per il mantenimento della Scuola e dell’allora maestro Giovanni Rizzerio Palazzi.
Grazie alla felice intuizione didattica di mantenere unite teoria e pratica, corso di disegno ornato e corso per scalpellino-marmista, dalla Scuola Vantini sono usciti negli anni migliaia di artigiani ed imprenditori che hanno contribuito a potenziare il già fiorente settore della lavorazione del marmo.
Sappiamo che anche facoltose famiglie bresciane a metà ottocento non disdegnavano di mandare i loro figli alla scuola del Vantini “ Il figlio di Girolamo Onofri, Pietro, studia architettura alla scuola di Rodolfo Vantini” ( Atti del Convegno di studi sul Vantini, Ateneo di Brescia, 12 Dicembre 1992,pag.82), probabilmente perché i bresciani più avveduti avevano ben compreso che in quella scuola si imparava davvero la non facile arte della pietra.
Il testamento stesso dell’arc. Vantini del 1856, così come il legato del 1862 – con il quale si affidava la proprietà al Comune di Brescia – sono documenti estremamente interessanti perché, accanto alla valenza economica, riportando disposizioni precise in merito agli obiettivi della scuola e alla sua organizzazione.
La Scuola voluta dall’arch. Vantini era impostata come una vera e propria Accademia d’arte, legata ai modelli “del bello stile ed originali approvati dall’esimio fondatore ed esistenti nella scuola” la cui eventuale sostituzione quale materiale didattico doveva essere approvata dall’Accademia di Belle Arti di Firenze. Alcuni di questi modelli in gesso sono ancora presenti nel laboratorio di scultura della Scuola
I rami d’insegnamento erano quattro:
La direzione della Scuola era scelta da una commissione composta da due rappresentanti del Comune di Rezzato e da un capo marmorino tra i più distinti del paese, sulla scorta di una terna che doveva essere approvata dai capi bottega esercenti la professione di scalpellino.
Per essere ammessi alla scuola era necessario aver compiuto i 12 anni d’età ed essere in possesso di un attestato di “buona condotta morale”. Ci sono testimonianze di nomi importanti che sono stati allievi della Scuola o che in diverso modo sono entrati in contatto con la stessa: il primo maestro Giovanni Rizzerio Palazzi, gli scultori Piero Faitini (http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-faitini) e Giovan Battista Lombardi (www.stilearte.it/giovanni-battista-lombardi), l’autore del fregio dell’Altare della Patria Angelo Zanelli (https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Zanelli).
La Scuola Vantini è dotata di un importante archivio storico che comprende la documentazione didattica, tecnica e gestionale della Scuola dalla data di fondazione ad oggi e che in questi anni è stato oggetto di attenzione da parte di storici, architetti e laureandi.
Nell’AF 2014/2015, grazie ad un progetto finanziato dalla Fondazione Comunità Bresciana, è stata attuata un’importante azione di catalogazione e restauro che ha reso fruibile in maniera sistematica tutto il corpus dei documenti e dei disegni.
Nel 2026 grazie ai documenti d’archivio è stata effettuata un’importante ricerca storica che si è tradotta in un volume che ripercorre i primi 100 anni della Scuola Vantini in un periodo nel quale forte è stata la connotazione impartita dal suo fondatore
Contiene i documenti con data più remota che attestano l’istituzione dell’allora scuola di architettura e ornato e gli anni del funzionamento fino al 1970 circa. La documentazione stimata ammonta a circa n. 30 faldoni contenenti circa 1000 documenti e comprende documenti di carteggio, di contabilità e anche alcuni registri (di cassa, delle deliberazioni, annuali scolastici). Appartengono a tale sezione anche gli atti ottocenteschi di fondazione della scuola comprese le copie del testamento Rodolfo Vantini, dello statuto, di regolamenti e di documenti collegati.
Di questa sezione fanno parte, raccolti in circa n. 300 faldoni, i documenti successivi al 1970 fino al 2005. Si tratta di documenti di natura per lo più contabile, oltre che gli innumerevoli registri dei corsi e dei professori.
Il corpus dei disegni degli allievi dei corsi scolastici, dal 1939 ad oggi, è quantificabile in circa n. 2.000 tavole, raccolte in cartelle annuali e contrassegnate generalmente con il nome dell’allievo e dell’anno in corso.
Attraverso la ricostruzione della documentazione presente è stato possibile ricostruire anche una genesi degli allievi che alla Scuola Vantini si sono formati, ricostruendo, di riflesso, anche la storia di un territorio, di intere famiglie e di un tessuto produttivo locale che ha tratto sostegno anche grazie alle professionalità che presso la Scuola si sono formate.
Al di là del valore di mercato dei documenti che lo compongono e del valore euristico rappresentato dal loro contenuto, l’archivio assume soprattutto un valore che possiamo definire storico-documentario, poiché non sono soltanto fonte storica diretta ma raccontano anche molto della storia culturale locale. A questi valori corrisponde in modo proporzionale anche una significativa valenza simbolica, ovvero la capacità con la sola presenza di richiamare alla memoria e alla coscienza le componenti culturali e la dimensione storica dell’identità collettiva.
L’intero corpus dei documenti e dei disegni catalogati è stato collocato in un apposito locale – archivio predisposto con arredi atti a prevederne la conservazione e la consultazione.






L’archivio è consultabile dal lunedì al venerdì dalle 09.00 alle 15.00 su appuntamento telefonando alla segreteria della scuola
Il patrimonio della scuola è costituto principalmente dalle opere d’arte (marmo, gesso, terre crude) e dai disegni (ornato ed architettura) che dagli anni della sua fondazione (1839) giungono fino ai giorni nostri. Tale patrimonio è oggetto di una sistematica azione di catalogazione e valorizzazione
Sono quattro le tipologie patrimoniali ad oggi catalogate:
L’azione di inventariazione e catalogazione delle opere d’arte è stata attuata con la predisposizione di una immagine fotografica e di una scheda analitica per ogni opera d’arte in modo che fosse fruibile da chiunque anche per azioni di consultazione e ricerca.
La Scuola Vantini ha avuto un ruolo chiave nella costruzione dell’Altare della Patria, grazie alla fornitura di marmo dalle cave di Botticino e alla partecipazione degli scalpellini di Rezzato nei cantieri. Tra le testimonianze di questo legame vi sono i gessi di Antonio Pelizzari, capo-marmorino della Ditta Lombardi, che lavorò a Tivoli.
La scelta del marmo bresciano fu favorita dal politico Giuseppe Zanardelli, sostenitore del settore lapideo locale. In 22 anni furono inviati a Roma 30mila metri cubi di marmo, determinando il successo internazionale del materiale. L’impresa coinvolse imprenditori, tecnici e maestranze bresciane, che contribuirono con la loro esperienza alla costruzione del monumento.
Un altro collegamento con Brescia è rappresentato dallo scultore Angelo Zanelli, autore del fregio dell’Amor patrio e del Lavoro. Presso la Scuola Vantini si conserva una formella in gesso che testimonia il legame tra Zanelli e l’istituto.
Nel 2011 la Scuola Vantini è stata partner culturale di un importante progetto promosso dai comuni di Botticino e Rezzato, dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, dal Consorzio Produttori Marmo Botticino Classico, dal Consorzio Marmisti Bresciani, dal Consorzio Cavatori della Valle di Nuvolera e dalla Lombardi s.r.l. per celebrare i cento anni dell’inaugurazione dell’Altare della Patria, avvenuta il 4 giugno 1911.
Presso l’ala settentrionale dell’Altare della Patria è stato allestito uno spazio-vetrina dedicato al contributo bresciano alla realizzazione del Vittoriano, dove la scuola ha collocato una lesena ed un capitello di fine Ottocento ed alcuni masselli con esempi di tecniche di lavorazione del marmo. L’inaugurazione è avvenuta il 31 marzo 2011 ad opera dell’allora presidente Giorgio Napolitano e lo spazio espositivo è stato in esposizione fino al 31 dicembre regalando alla Scuola un’importante visibilità internazionale.
Il bacino marmifero bresciano si estende geograficamente dalla periferia est della città di Brescia fino alle porte della Valle Sabbia. Risalendo l’abitato di Botticino Mattina si raggiungono le prime cave, entrando nel fulcro antico di questo bacino, oggi una delle aree estrattive più intensamente sfruttate per la qualità del materiale lapideo.
La pietra cavata è il marmo Botticino, esteticamente preziosa, strutturalmente compatta e resistente, vede la sua fama scolpita dal passato fino ai giorni nostri. Tra le molte testimonianze, a Brescia possiamo citare il Tempio Capitolino, Palazzo della Loggia, la facciata di Santa Maria dei Miracoli, il Duomo Nuovo, mentre a Roma il Palazzo di Giustizia e il monumentale complesso del Vittoriano, alla fine del XIX secolo, diventano un volano commerciale per l’utilizzo del marmo Botticino, in Italia e nel resto del mondo, che da allora ha prosperato fino ai giorni nostri.
Nell’area geografica che invece spazia da Serle a Sabbio Chiese, il generoso bacino marmifero regala le brecce, pietre policrome dall’aspetto colorato e variegato, molto apprezzate come materiale decorativo per realizzazioni d’interni.
Questo distretto del marmo è oggi formato da numerose aziende dalla micro alla grande impresa, passando per realtà artigianali fortemente caratterizzate.
L’80% del marmo Botticino estratto è destinato al mercato internazionale, in cui si distinguono come mercati finali il Paesi arabi, l’India e l’Estremo oriente dove il prodotto è noto e apprezzato da tempo.
Le dinamiche economiche, culturali e sociali di questo territorio ruotano dunque attorno alla primaria risorsa esistente, il marmo Botticino, contribuendo alla nascita di una cultura della pietra che oltre a generare una fiorente economia, ha permesso lo sviluppo di una forte identità locale. Infatti, la storia di Brescia e della sua pietra cammina di pari passo con l’evolversi dell’arte e del vivere civile: piazze, strade, palazzi, chiese, monumenti e opere d’arte sono state portate a termine da generazioni di cavatori, tagliapietre, scalpellini, scultori, artisti ed architetti che, di padre in figlio, si sono trasmessi questa antica arte che convive con la modernità. Tuttavia, l’impiego del marmo Botticino non si è mai limitato unicamente alla grande edilizia cittadina pubblica e privata, ma ha favorito nei secoli anche l’organizzazione di botteghe e laboratori specializzati nell’intaglio ornamentale, nell’incisione e nella statuaria, contribuendo alla nascita di know- how, storia e tradizioni che oggi si manifestano nell’Heritage di questi luoghi.
Tra i progetti di valorizzazione e trasmissione dell’identità locale spicca la Via del marmo. Iniziativa della provincia di Brescia realizzata alla fine degli anni Novanta, ha preso le mosse dalla convinzione che ogni attività umana, ogni lavoro, al di là della loro utilità e del loro riscontro economico, creano una cultura e necessitano di un saper fare che diventa pratica e patrimonio di gesti e parole, che l’innovazione delle tecnologie non deve cancellare. La Via del marmo suggerisce perciò itinerari che permettono di avvicinarsi il più possibile ad un paesaggio frutto del lavoro e del sacrificio di numerose generazioni, ma allo stesso tempo testimonianza di una specifica e sedimentata cultura. È a partire da questa consapevolezza che la visita del bacino marmifero si pone come strumento per la conoscenza dell’identità culturale locale e al tempo stesso può arricchire la frequentazione turistica del Bresciano.